È di nuovo tempo di trimestrali
Con le trimestrali che entrano nel vivo, il focus torna sui risultati aziendali. Dove si concentrano oggi le aspettative di crescita più forti?
I giorni scorsi hanno evidenziato ancora una volta quanto resti volatile il flusso di notizie legate al conflitto in Iran. L’ultimo ciclo di negoziati tra Stati Uniti e Iran non ha prodotto alcun progresso tangibile, lasciando irrisolti i principali nodi, in particolare il programma nucleare iraniano e lo Stretto di Hormuz. Ciononostante, con il cessate il fuoco formalmente in vigore e i mercati convinti che il presidente statunitense cercherebbe una de-escalation in caso di forti pressioni da parte degli alleati e di aumenti significativi dei prezzi, i mercati azionari hanno mostrato una sostanziale tenuta. Il principale indice americano, l’S&P 500, è infatti tornato sui livelli precedenti allo scoppio del conflitto, mentre i prezzi del petrolio hanno recentemente ripiegato dai massimi raggiunti.
In Europa, le elezioni parlamentari in Ungheria hanno portato un clima di maggiore distensione politica: la sconfitta di Viktor Orbán dopo 16 anni al potere è ampiamente considerata a Bruxelles come un possibile punto di svolta verso una cooperazione più costruttiva all'interno dell’Unione Europea (UE). Sebbene questo risultato difficilmente cambierà tutto nel breve periodo, dal punto di vista degli investitori contribuisce a ridurre il rischio di stalli politici, da tempo considerati uno dei fattori di debolezza nei processi decisionali dell’UE.
Con l’avvio della stagione dei risultati trimestrali, almeno una parte di queste turbolenze politiche potrebbe passare in secondo piano. Mentre i riflettori tornano a puntarsi sui bilanci societari, si respira un’aria di viva attesa tra gli investitori – un’attesa che, all’alba di questa nuova stagione, si è tradotta in aspettative elevate, per quanto si preveda un incremento significativo dei profitti solo per un numero ristretto di settori. Stando a FactSet, negli USA si stima una crescita degli utili intorno al 13% su base annua, un risultato che segnerebbe il sesto trimestre consecutivo di espansione a doppia cifra. Il dato sorprendente è che, a differenza di quanto avviene normalmente in un ciclo trimestrale, dall’inizio dell'anno le stime sugli utili sono state nel complesso riviste al rialzo; questo suggerisce che la fiducia degli analisti si è mantenuta saldamente elevata, confortata da indicazioni prospettiche positive e superiori alla media da parte delle aziende.
Detto questo, il momentum rialzista continua a concentrarsi in un numero ristretto di settori e comparti. La maggior parte delle revisioni positive è attribuibile al settore tecnologico, in particolare ai semiconduttori e alle apparecchiature correlate.
Tra gli stessi titoli tecnologici emergono notevoli divergenze: mentre le società dei semiconduttori generano una crescita degli utili quasi a tre cifre, software e servizi IT riportano tassi molto inferiori, in alcuni casi a una sola cifra. A livello settoriale, il quadro appare quindi più ampio di quanto non sia in realtà e l’importanza dei principali fornitori legati all’intelligenza artificiale rimane eccezionalmente elevata.
Accanto al settore tecnologico, anche l’energia ha fornito un contributo significativo all’innalzamento delle aspettative sugli utili; il driver principale, in questo caso, è chiaramente la forte impennata del petrolio registrata nel corso del trimestre. Finora, tuttavia, il mercato ha solo in parte riflesso questo andamento nelle valutazioni, segno che gli investitori nutrono ancora un certo scetticismo sulla sostenibilità degli attuali livelli del greggio. Al di fuori di questi due settori, il quadro resta disomogeneo: i finanziari stanno registrando una crescita degli utili solida e su larga base, e rientrano tra i pochi comparti oggetto di revisioni positive. Nei settori legati ai consumi l’incertezza è in aumento; nel settore sanitario, l’andamento degli utili varia fortemente a seconda del segmento. In Europa, dove energia e finanziari sono anch’essi i principali motori della crescita, l’ampiezza della ripresa resta limitata e la crescita complessiva degli utili appare decisamente più contenuta.
S&P 500: Utili in accelerazione e indice in stallo portano a valutazioni più contenute.
Fonte: LSEG Datastream, Allianz GI Economics & Strategy al 14.04.2026
La settimana prossima
Oltre ai risultati societari, il calendario macroeconomico della prossima settimana sarà dominato dagli indicatori sul sentiment e sull’inflazione. Nell’area euro, in particolare, gli indici preliminari dei responsabili degli acquisti (PMI, giovedì), i dati preliminari sulla fiducia dei consumatori (mercoledì), nonché il sondaggio ZEW (martedì) e l’indice Ifo (venerdì) in Germania, dovrebbero offrire un quadro più chiaro di come il conflitto iraniano e i rincari dei carburanti abbiano intaccato il clima di fiducia di imprese e consumatori. I PMI saranno diffusi giovedì anche per Giappone, Regno Unito e Stati Uniti. I dati sull'inflazione di marzo sono in calendario per Regno Unito (mercoledì) e Giappone (venerdì). A seconda degli sviluppi, in particolare sul fronte energetico, queste pubblicazioni potrebbero influenzare le prospettive di politica monetaria delle rispettive banche centrali. Negli USA, i fari saranno puntati sulle vendite al dettaglio (martedì) e sul dato definitivo sulla fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan (venerdì).
La combinazione tra ottimismo sul fronte degli utili e mercati azionari in calo, o che quantomeno hanno subito una battuta d’arresto a causa del conflitto, segnala una graduale normalizzazione di livelli di valutazione che in precedenza risultavano elevati (si veda il nostro grafico della settimana). Inoltre, l’ultimo sondaggio tra i gestori di fondi condotto dalla Bank of America mostra come la fiducia nella crescita economica e in futuri tagli dei tassi d'interesse si sia ormai completamente dissolta. All’avvio della stagione delle trimestrali, la fiducia degli investitori poggia soprattutto sul settore tecnologico: è proprio lì, più che in qualsiasi altro ambito, che con ogni probabilità si definirà la direzione dei mercati finanziari nelle prossime settimane.
Cordialmente,
Stefan Rondorf
Senior Investment Strategist, Global Economics & Strategy