Il punto sui nostri indicatori ciclici
Monitorare la dinamica ciclica resta determinante per verificare la solidità delle valutazioni di mercato e anticipare le possibili mosse delle banche centrali…
Monitorare la dinamica ciclica resta un elemento chiave per testare la tenuta delle valutazioni di mercato e anticipare le possibili mosse delle banche centrali. Il report sul mercato del lavoro statunitense della scorsa settimana ha sorpreso positivamente: ad aprile i non-farm payrolls sono cresciuti di 115.000 unità, superando le attese per il secondo mese consecutivo, mentre la disoccupazione è rimasta stabile al 4,3%. Il rischio di un indebolimento del mercato del lavoro sembra oggi alle spalle, mentre la stagione delle trimestrali si sta confermando particolarmente solida. La grande maggioranza delle società dell’S&P 500 ha battuto le stime di consensus e la crescita degli utili aggregati si colloca ben al di sopra delle aspettative: un contesto che rafforza lo “zoccolo duro” dei fondamentali azionari, nonostante i rischi legati ai costi energetici. In un quadro geopolitico tutt’altro che disteso, il progresso dell’8% dell’S&P 500 da inizio anno riflette chiaramente queste dinamiche favorevoli.
Non tutto, tuttavia, appare così positivo. I dati relativi ai sondaggi negli Stati Uniti mostrano un andamento disomogeneo: se da un lato l’ultimo report ISM manifatturiero conferma un’attività in espansione, con ordini in crescita, dall’altro il mix tra output e inflazione inizia a farsi critico, come testimoniano i prezzi dei fattori produttivi saliti ai massimi dal 2022. Parallelamente, il settore dei servizi sta perdendo slancio rispetto alle fasi precedenti del ciclo. Un rischio che non sottovalutiamo è che la solidità degli ordini manifatturieri rifletta acquisti anticipati e accumulo di scorte in vista di possibili rincari o interruzioni nelle catene di approvvigionamento.
Di contro, i dati europei appaiono decisamente meno brillanti, poiché l’area euro dispone di minori fattori compensativi rispetto agli USA in una fase di aumento dei prezzi delle materie prime. Il PMI dell’area euro è sceso sotto la soglia di equilibrio dei 50 punti, penalizzato soprattutto dal settore dei servizi, mentre il PIL del primo trimestre è cresciuto di appena lo 0,1% rispetto al trimestre precedente. In Germania, il recente scollamento tra il forte incremento degli ordini e una produzione più debole evidenzia quanto rapidamente i vincoli dell’offerta possano diventare un fattore critico per le prospettive inflazionistiche di breve periodo, oltre a rappresentare un rischio per l’attività produttiva in alcuni comparti.
I sondaggi sul credito bancario rappresentano un tassello fondamentale per completare, in chiave predittiva, il quadro offerto dai sondaggi sulle imprese, poiché permettono di cogliere come la politica monetaria e la propensione al rischio si trasmettano alle condizioni di finanziamento. L’ultima Senior Loan Officer Opinion Survey statunitense indica che le banche hanno inasprito gli standard di concessione del credito alle imprese, ma per il momento l’impatto sembra limitato, con spread sui prestiti in calo sia per le società di grandi dimensioni sia per le realtà minori. Negli Stati Uniti, inoltre, la centralità dei mercati finanziari offre un ulteriore cuscinetto protettivo, come confermato dal robusto volume di emissioni obbligazionarie societarie in un contesto di spread storicamente contenuti. Quanto all’area euro, il credito bancario riveste un ruolo ancor più nevralgico per l’economia reale e gli standard di concessione si sono inaspriti in modo più marcato, come illustrato nel grafico riportato alla pagina seguente. Tale inasprimento deriva in parte dal tentativo degli istituti di credito di anticipare un contesto di tassi più elevati da parte della Banca Centrale Europea (BCE), la cui impostazione relativamente più restrittiva rispetto alla Federal Reserve, la banca centrale statunitense, rappresenta un ulteriore fattore di rallentamento per il ritmo dell’attività economica.
Il prossimo aggiornamento dei nostri indicatori ciclici arriverà a breve: le letture preliminari dei PMI, in uscita la settimana prossima, aiuteranno a capire se la perdita di slancio del terziario stia diventando un fenomeno persistente e se l’attività economica in Europa sia destinata a un ulteriore rallentamento. Questo appare oggi il fattore più probabile in grado di frenare un rialzo dei tassi da parte della BCE a giugno, nonostante i mercati prezzino una probabilità superiore all’80% di un aumento di 25 punti base. Da parte nostra, osserveremo con particolare attenzione i segnali provenienti dalle catene di approvvigionamento – dai tempi di consegna ai prezzi dei fattori produttivi, fino alle dinamiche di stoccaggio – considerandoli indicatori chiave per valutare sia possibili interruzioni dell’attività economica che il perdurare delle pressioni inflattive.
Giro di vite sul credito in Europa, ma non negli USA
Fonte: Bloomberg, 11.05.2026. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.
La settimana prossima
Se i PMI flash sopra menzionati restano il principale dato in agenda verso la fine della prossima settimana, le altre pubblicazioni sembrano destinate ad avere un ruolo più marginale.
Negli Stati Uniti, il sondaggio della Fed di Philadelphia rimane un indicatore rilevante per le prospettive dell’attività economica, mentre i dati sui nuovi cantieri e l’indice NAHB sul mercato immobiliare offriranno uno spaccato di uno dei comparti meno dinamici dell’economia statunitense.
L’inflazione tornerà protagonista con i dati del Regno Unito (CPI e PPI) e dell’area euro, dove si attende la lettura definitiva dell’L’inflazione tornerà protagonista con i dati del Regno Unito (CPI e PPI) e dell’area euro, dove si attende la lettura definitiva dell’IPCA di aprile. Sempre nell’area euro, sono in calendario la bilancia commerciale di marzo e l’indice Ifo tedesco – da sempre particolarmente osservato – mentre il dettaglio dei dati sul PIL offrirà ulteriori indicazioni sul ciclo domestico. Nel Regno Unito il pacchetto di indicatori sul mercato del lavoro dovrebbe confermare una debolezza persistente, anche alla luce dell’impatto dell’aumento dei prezzi energetici su inflazione e aspettative sui tassi.IPCA di aprile. Sempre nell’area euro, sono in calendario la bilancia commerciale di marzo e l’indice Ifo tedesco – da sempre particolarmente osservato – mentre il dettaglio dei dati sul PIL offrirà ulteriori indicazioni sul ciclo domestico. Nel Regno Unito il pacchetto di indicatori sul mercato del lavoro dovrebbe confermare una debolezza persistente, anche alla luce dell’impatto dell’aumento dei prezzi energetici su inflazione e aspettative sui tassi.
Spostandoci in Asia, il PIL giapponese del primo trimestre dovrebbe confermare un miglioramento dell’attività economica, mentre i dati commerciali di aprile potrebbero riflettere i primi effetti dell’aumento dei prezzi dell’energia. Per quanto riguarda i dati CPI in uscita venerdì, dovrebbero seguire una dinamica già osservata: inflazione headline in aumento, ma componente core ancora contenuta.
Infine, la Cina pubblicherà i dati su produzione industriale, vendite al dettaglio e investimenti fissi.
Cordialmente,
Sean Shepley
Senior Economist